venerdì 19 ottobre 2007

Il PD, il suo Capitale e Cosa Farne

Anche noi avevamo pensato che al voto di domenica 14 ottobre sarebbero andati in pochi. Perché, per certi versi, votare e partecipare è faticoso. Soprattutto quando il contesto non è dei migliori, e la delusione sembra prevalere sulla fiducia e la speranza. Era un errore di prospettiva. Ragionavamo sulla base di quello che il Pd e i suoi leaders erano stati fino a quel momento: poco entusiasmanti.
Nei giorni successivi, alla domanda “cosa ha motivato così tante persone a recarsi alle urne”, la risposta è stata pressoché unanime: il desiderio di cambiamento, rinnovamento e discontinuità. Gli elettori dell’Ulivo hanno votato i leader di un partito che ancora non c’è, ma che da oggi in poi vogliono fortemente e subito. Hanno aperto un grande credito a questo progetto, ma non è detto che il credito rimanga troppo a lungo.
Dopo le primarie del 16 ottobre 2005 Romano Prodi mise la sua trionfale vittoria in un cassetto e di fatto rinunciò ad imporre la sua leadership, popolarmente legittimata, nella costruzione del programma e nella campagna elettorale. Sappiamo come sta andando.
Walter Veltroni e Salvatore Caronna dovrebbero fare l’esatto contrario: lavorare da subito affinché la loro elezione sia il “capitale politico” per trasformare il centrosinistra italiano. Un passo alla volta, ma presto e con decisione. La partecipazione è un atto fondante e fondamentale per una democrazia, ma tradurla in scelte politiche spetta innanzi tutto ai leaders.
A Roma come a Bologna, il Pd dovrà avere il coraggio di imboccare strade difficili ma virtuose: guai a pensare di essere arrivati, o che basti continuare così. Questa potrebbe essere per molto tempo l'ultima volta che la società italiana da credito all'iniziativa delle forze politiche democratiche e progressiste di questo paese.
Noi siamo fiduciosi nel Pd e, senza astrattezze, continuiamo a pensare che il principale strumento per declinare questa necessità di trasformazione sia la mobilità sociale. Volere una società più mobile significa decidere di premiare chi ha più capacità di migliorare la propria comunità e - da democratici - aiutare chi non ha i mezzi iniziali per scommettere su se stesso. Vuol dire rompere con i corporativismi e le rendite di posizione. Anche e soprattutto nella (gestione della) politica. Una politica che non premia il merito non ha futuro, e non ne dà all’Italia.
Questo è la nostra ragione sociale, questa dovrebbe essere la ragione sociale del PD oggi: la mancanza di mobilità sociale non è il problema di una sola generazione, è un problema dell’intero paese.

lunedì 8 ottobre 2007

Conservare o investire? - Le fondazioni bancarie per la mobilità sociale

Giovedì 11 ottobre, ore 18:30 “Caffè della Corte”, Corte Isolani 5/B, Bologna

Professor Marco Cammelli
Presidente Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna

Ne discute con
Pietro Cirillo, Artis – Collegio delle professioni
Federico Mucciarelli, “Se Non Ora, Quando?”

Bologna, Giovedì 11 ottobre: Dibattito su fondazioni bancarie e mobilità sociale

Le fondazioni bancarie dispongono di ingenti risorse che utilizzano per scopi di interesse generale, spesso supplendo alle carenze delle istituzioni pubbliche. Esiste poi una sottovalutata emergenza politica in Italia e in Emilia-Romagna: la cronica carenza di mobilità sociale e di opportunità per chi vuole innovare ed emergere. In assenza di risposte convinte e convincenti da parte delle forze politiche, le fondazioni bancarie possono contribuire alla soluzione del problema?

Su questi temi si confronteranno Marco Cammelli, Presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, in un dibattito promosso da Artis-Collegio delle professioni e dall’associazione per il Partito Democratico “Se Non Ora, Quando?”. L’incontro si terrà giovedì 11 ottobre alle ore 18:30, presso il “Caffè della Corte” in Corte Isolani 5/B a Bologna.

Il titolo dell’incontro, “Conservare o investire? Le fondazioni bancarie per la mobilità sociale”, mette a fuoco l’importanza strategica delle scelte delle fondazioni nel determinare che tipo di società vogliamo realizzare. Oggi, i bilanci di molte fondazioni prevedono stanziamenti indirizzati prevalentemente alla conservazione monumentale e artistica. Di fronte a una società italiana in stallo e in assenza di livelli adeguati di mobilità sociale, bisogna valutare se sia opportuno utilizzare parte delle risorse delle fondazioni per obiettivi diversi. L’Italia ha un patrimonio artistico unico, ma è soprattutto fatta di persone che cercano di emergere con la forza delle loro idee e delle loro capacità. Siamo innanzi tutto un paese, non un museo.

L’iniziativa ha lo scopo di avanzare proposte concrete e innovative per invertire questa tendenza e rilanciare il ruolo delle fondazioni bancarie verso una nuova “missione”: contribuire a rinnovare l’economia e la società italiane favorendo la mobilità sociale. A questo scopo si discuterà delle priorità strategiche, dei valori e dei metodi con cui le fondazioni decidono dove indirizzare i finanziamenti, oltre che dei vincoli economici e giuridici entro i quali operano.

L’obiettivo è ambizioso: analizzare la situazione attuale per avanzare suggerimenti concreti ed elaborare scenari realistici di riforma affinché le fondazioni bancarie assumano un ruolo centrale nell’incentivare la mobilità sociale in Italia.

martedì 4 settembre 2007

Bersani: “La mobilità sociale è il problema numero uno per il futuro di questo Paese”



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La mobilità sociale è la nuova frontiera per una politica autenticamente innovatrice e progressista. La sua assenza frena la crescita dell’Italia e introduce disuguaglianze non accettabili per chi vuole partecipare al Partito Democratico. Questo è stato il messaggio fondamentale emerso dal dibattito che si è svolto sabato 1 settembre alla Festa Nazionale dell’Unità, tra il Ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani e, per l’associazione “Se Non Ora, Quando?”, Riccardo Salomone e Filippo Taddei.

Bersani ha parlato con la consueta franchezza. “Qualche ca…ata l’abbiamo fatta anche noi”, ha affermato il ministro riferendosi alle scelte dei governi del centrosinistra, ma la nascita del Partito Democratico è un’occasione impedibile per cambiare la politica italiana e l’atteggiamento verso le generazioni più giovani. Per questo non bisogna, secondo Bersani, abbandonare la parola “sinistra”, ma arricchirla di contenuti nuovi, a partire dal recupero dell’idea di uguaglianza, intesa proprio come “maggiore mobilità sociale e minore disparità tra i redditi”. Innovazione, liberalizzazione e apertura verso il futuro sono gli strumenti principali per raggiungere questo scopo.

Qui potete trovare alcune foto del dibattito.

Qui potete vedere un video che sintetizza il dibattito, grazie a dsonline.tv.

Qui potete vedere l'intero dibattito, su YouTube (alzate l'audio dei vostri altoparlanti!).

mercoledì 22 agosto 2007

Parliamone con Bersani

In attesa dell’appuntamento di sabato 1 settembre, ore 18.30, alla Festa Nazionale dell’Unità con il ministro Pierluigi Bersani, apriamo una discussione sui temi da affrontare e le domande da porre al nostro autorevole interlocutore. L’argomento su cui sarà incentrato l’evento è il “criterio dell’attesa” che vincola qualsiasi processo di avanzamento sociale in Italia.

Quali problemi vorreste che venissero trattati?

Quali domande vorreste che venissero poste?

Quali proposte e riforme vorreste mettere all’ordine del giorno?

Discutiamone insieme.

sabato 4 agosto 2007

Una generazione in sala d'attesa - Perche' l'Italia non crede nella mobilita' sociale

PIERLUIGI BERSANI ne discute con l'Associazione “Se Non Ora, Quando?”

Sabato 1 settembre 2007 ore 18:30 - Festa de L'Unita', Bologna

lunedì 23 luglio 2007

L'Italia e il "criterio dell'attesa"

L'Italia e' un paese che sa aspettare: gli italiani hanno imparato ad aspettare. Attendere e' l'attivita' nazionale piu' tipica: si attende il medico in ospedale, l'udienza in tribunale, il funzionario competente all'ufficio pubblico.
Ma attendere non e' piu' solo la manifestazione dell'inefficienza del paese. L'attesa e' diventato lentamente il criterio guida per la selezione delle persone e del loro ruolo nella societa'. Cosi' importante da surclassare il merito.

Il sistema Italia applica in realta' un semplice cinismo quando seleziona le persone. Prima ancora di chiedere al cittadino che vuole affermarsi davanti qunato vale, gli chiede quanto tempo sia disposto ad aspettare. Quanto tempo e' disposto ad attendere per divenire notaio o avvocato, per essere ammesso in specialita' medica, per lavorare all'Universita' o per iniziare la tua attivita' imprenditoriale. Il "criterio dell'attesa" opera prima di qualunque altro: immobilizzatore di una societa' dove il cittadino dotato di mezzi economici insufficienti non ha nemmeno l'opportunita' di competere. Per questi cittadini, indigenti e impossibilitati ad indebitarsi, il sistema Italia ha gia' pronta la risposta: l'esclusione da tutte quelle professioni e quei lavori strettamente legati all'affermazionale e all'avanzamento sociale dell'individuo. Il patto sociale dietro il "criterio dell'attesa" e' un subdolo ostacolo alla mobilita' sociale del paese. Non la vieta, la renda solamente inattuabile.

Come puo' reggersi un contratto sociale di questo genere? Naturalmente c'e' un compromesso che lo rende possibile. Un compromesso malato per cui la protezione corporativa - tipicamente mascherata da controllo sulla qualita' delle prestazione dei suoi aderenti - e' tanto piu' alta, quanto piu' difficile e' l'accesso alla corporazione. Il "criterio dell'attesa" blinda il paese: nella migliore delle ipotesi, premia i meritevoli tra quelli che possono permettersi di attendere, non i meritevoli senza ulteriore qualificazione. Il nuovo"patto sociale" deve abbandonare il tempo come criterio di selezione e utilizzare semplicemente il merito. Abbattere i tempi di attesa per i cittadini che vogliono iniziare un nuovo lavoro e' la nostra sfida. Perche' non vogliamo che sia la mobilita' sociale a rimanere in attesa nel nostro paese.

mercoledì 11 luglio 2007

Il generazionalismo è il nostro qualunquismo

Quando la nostra associazione ha esordito, il panorama politico era pressoché sgombro di "concorrenza". Le cose mutano rapidamente: recentemente vi è molta più attenzione ai problemi generazionali nell'opinione pubblica.

Così sono apparse varie associazioni che si fondano e si definiscono su base generazionale, dibattendo ruolo e importanza dei trentenni nella societa'. Sfortunatamente le discussioni prodotte tralasciano spesso un dettaglio grande quanto un iceberg: ci sono temi generazionali che sono centrali per il paese e temi generazionali che sono centrali solo per la generazione che ne parla. Chiedere piu' spazio e ascolto e' un diritto, ma non è ovvio che sia utile al paese.
L'ambizione di Se Non Ora Quando e' di mostrare quali temi di portata e interesse generazionale siano anche fondamentali per il paese. Coalizione Generazionale Under 35 ha recentemente sollevato il tema del rinnovamento della classe dirigente italiana, da cui i trentenni sono fondamentalmente esclusi. Il punto fondamentale non può però essere di chiedere spazio perche' si e' esclusi. Così posto, questo e' un tema irrilevante per il paese.
Il punto di partenza di Se Non Ora Quando e' invece politico: vogliamo una competizione politica bipolare, unico strumento per una politica dei fatti e delle responsabilità. Vogliamo, all'interno di questa competizione politica, una politica che sappia produrre una societa' italiana diversa, basata sulla mobilita' sociale. Pensiamo infine che per ottenere la mobilita' sociale abbiamo bisogno di una classe dirigente che sia permeabile alle giovani generazioni, che non le obblighi ad aspettare a lungo il loro turno. Perche' se il metro di selezione della classe dirigente e' l'attesa, quelli che si possono permettere di aspettare piu' a lungo sono i figli piu' ricchi e piu' protetti di una societa' socialmente immobile.

Cosa significa quindi affermare che si vogliono "rappresentare" i trentenni di oggi? Molti, come CG-U35 ci provano già, e molti ancora ci proveranno nei mesi a venire, come per ogni tema alla moda. Non siamo malati di presentismo, non pensiamo di essere in un momento unico della storia. Ci confrontiamo con i problemi che il nostro tempo ci pone, in vista di un futuro che vogliamo migliore per il paese. Parlare degli interessi dei trentenni di oggi al di là di destra e sinistra è al più un'espressione di folklore politico. La vera domanda non e' quando risolveremo la questione generazionale ma perchè dovremmo farlo. Proviamo a darvi una risposta.

lunedì 9 luglio 2007

Il referendum sulla legge elettorale? “Lo sostengo ma non firmo”

Con cinque parole Walter Veltroni e riuscito a raggelare gli entusiasmi di tanti. E a confermare l'idea, richiamata non da ultimo da Angelo Panebianco oggi sul Corriere, che un candidato unico è un candidato in realtà zoppo.

Dice Veltroni: “Sono candidato alla guida di un partito che fa parte di una maggioranza nella quale ci sono opinioni diverse delle quali non posso non tener conto”.

Insomma, il candidato unico non esprime una sua idea se destinata a scontentare le opinioni diverse.

Purtroppo questa è esattamente la negazione di ciò che dovrebbero essere le primarie di ottobre. E anche di ciò che dovrebbe essere la vita democratica di un partito. Si propone, si discute, si vota e si governa. Il candidato, unico e non, dovrebbe esprimere la sua di idea, e su questa giocarsi la battaglia.

E invece all'orizzonte si ripresentano i vizi di sempre. Il dramma e la paura della divisione. Il bisogno di accontentare tutti. Figlia di una politica debole, questa prospettiva ha paralizzato per anni la vita dei Democratici di Sinistra.

Continuiamo così?

Certamente no. Rimaniamo fiduciosi. Verremo smentiti dai fatti.

Walter scriverà una piattaforma. Non generica. In cui prenderà posizioni anche controverse.

Anche se non condivise da tutti. E altri, se dissentono, sentiranno il bisogno di candidarsi e non solo di posizionarsi con liste pro-Veltroni.

E allora sì sarà una bella e vera sfida democratica.

Andrà così ne sono certo.

Altrimenti, anche io, anche noi, potremmo dire lo stesso: “Sosterremo il PD. ma senza iscriverci e senza votare alle primarie”.

giovedì 5 luglio 2007

Se non ora, quando?

L'Italia è un paese ricco che si permette il lusso di una politica fondamentalmente inefficace, spesso impermeabile e generalmente volgare. Questo lusso è diventato insostenibile in un mondo che accelera e dove l'Europa non è più centrale. La politica italiana è obbligata a cambiare se vogliamo mantenere il livello di benessere attuale e contribuire alla trasformazione del mondo.

Di fronte a questa politica sta un paese diviso tra il compiacimento per quanto è stato ottenuto, l'insofferenza per quello che siamo e l'aspirazione a quello che potremmo essere. La nostra associazione è espressione di questa aspirazione. Lavoriamo nel settore pubblico e nel settore privato, siamo trentenni, bolognesi di nascita o di adozione, impegnati ad affermarci professionalmente in una società chiusa e corporativa. Abbiamo deciso di offrire una parte significativa del nostro tempo all'elaborazione di proposte politiche per il Partito Democratico. Vogliamo contribuire al cambiamento urgente del paese impiegando le nostre competenze, oltre che la nostra passione, per far si che il nuovo partito nasca con una cultura politica rinnovata.

Tre sono, secondo noi, gli elementi centrali di questo rinnovamento: una più equa condivisione dei costi del cambiamento demografico e strutturale del paese, il riconoscimento del merito come principio per la mobilità e la crescita sociale, e il coinvolgimento delle esperienze e delle competenze del settore privato. Vogliamo sostenere il nuovo partito contribuendo con le nostre idee e proposte. Confidiamo che un progetto politico basato su questi tre temi potrà favorire il rinnovamento della classe dirigente necessario alla trasformazione del paese. Siamo espressione delle energie del privato e del pubblico, del cosmopolitismo civico, di chi ha vissuto in Europa e negli Stati Uniti liberandosi dai pregiudizi.

La nostra associazione nasce per fare politica e cogliere la grande opportunità del Partito Democratico e del suo processo di costituzione. Questa è un'occasione irripetibile per unire due culture politiche fondanti del paese, occupare un posto centrale nel dibattito italiano e condizionarne l'intera dinamica.

Non è casuale che questa iniziativa parta da Bologna. Questa città è una significativa rappresentazione del nostro paese: preda dell'opulenza, adagiata sul ricordo di passate eccellenze, sfugge ai necessari cambiamenti. Vogliamo rompere questo equilibrio intervenendo in questo processo.

Cosa dobbiamo aspettare ancora: se non ora, quando?

Dal Corriere di Bologna del 4 luglio 2007

"E oggi dal Ciccio debutta il manifesto dei trentenni"
di Olivio Romanini
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Altri articoli sulla stampa

"Under 35 alla riscossa: Per la meritocrazia"
L'Unità Bologna, 5 luglio 2007
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"I trentenni del Partito Democratico"
Il Domani di Bologna, 5 luglio 2007
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"La carica dei 30: Per la meritocrazia"
City Bologna, 5 luglio 2007
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domenica 3 giugno 2007

I firmatari

Questo è l'elenco dei firmatari del Manifesto "Se non ora, quando?", aggiornato al 5 luglio 2007.

Matteo Costi, Avvocato penalista – ONU

Andrea Lollini, Dipartimento Politica Istituzioni e Storia, Università di Bologna

Riccardo Salomone, Dipartimento di Scienze Giuridiche, Università di Trento

Filippo Taddei, Collegio Carlo Alberto e SIPA, Columbia University

Michele Testoni, Facolta' di Economia, Università del Molise

Simone Trombetti, Avvocato penalista

Cristian Vaccari, Dipartimento di Organizzazione e Sistema Politico, Università di Bologna

Marco Valbruzzi, Università di Bologna

Matteo Giglioli, Department of Politics Princeton University

Federico Mucciarelli, Dipartimento di Discipline Giuridiche dell'Economia e dell'Azienda, Università di Bologna

Claudio Preziuso, Avvocato

Cristina Dallara, C.I.R.E.S. Università di Firenze

Giuseppe Vischetti, Avvocato amministrativista

Matteo Marchetta, Università di Bologna

Vittorio Longo, ENI

Emanuela Fronza, Dipartimento di Scienze Giuridiche, Università di Trento

Pietro Cicotti, SNF Milano

Salvatore Tesoriero, Dipartimento di Scienze Giuridiche, Università di Bologna

Giacomo Garcea, Avvocato

Pasquale Lovino, Alma Graduate School

Emanuela Giampaoli, Giornalista

Nicola Zonca, Studio Arkì

Francesco Monetti, Medico Radiologo

Davide Martelli, Marketing, Neutro Roberts

Antonio Bonfiglioli, Dipartimento di Scienze Giuridiche, Università di Bologna

Eddy Anselmi, Consulente Editoriale

Valerio Paolini, Consulente Informatico

Lorenzo Cristoni, Medico

Davide Casale, Dipartimento di Scienze Giuridiche Università di Bologna

Carlotta Serra, Fondazione Marco Biagi

Alessandra Stalteri, Avvocato

Edoardo Fragale, Avvocato

Marta Buscaroli, Stilista

Matilde Alfa, Assicuratore

Lucio Spaziante, Dipartimento Discipline della Comunicazione, Università di Bologna

Lorenzo Gradoni, Dipartimento di Scienze Giuridiche, Università di Bologna