lunedì 9 luglio 2007

Il referendum sulla legge elettorale? “Lo sostengo ma non firmo”

Con cinque parole Walter Veltroni e riuscito a raggelare gli entusiasmi di tanti. E a confermare l'idea, richiamata non da ultimo da Angelo Panebianco oggi sul Corriere, che un candidato unico è un candidato in realtà zoppo.

Dice Veltroni: “Sono candidato alla guida di un partito che fa parte di una maggioranza nella quale ci sono opinioni diverse delle quali non posso non tener conto”.

Insomma, il candidato unico non esprime una sua idea se destinata a scontentare le opinioni diverse.

Purtroppo questa è esattamente la negazione di ciò che dovrebbero essere le primarie di ottobre. E anche di ciò che dovrebbe essere la vita democratica di un partito. Si propone, si discute, si vota e si governa. Il candidato, unico e non, dovrebbe esprimere la sua di idea, e su questa giocarsi la battaglia.

E invece all'orizzonte si ripresentano i vizi di sempre. Il dramma e la paura della divisione. Il bisogno di accontentare tutti. Figlia di una politica debole, questa prospettiva ha paralizzato per anni la vita dei Democratici di Sinistra.

Continuiamo così?

Certamente no. Rimaniamo fiduciosi. Verremo smentiti dai fatti.

Walter scriverà una piattaforma. Non generica. In cui prenderà posizioni anche controverse.

Anche se non condivise da tutti. E altri, se dissentono, sentiranno il bisogno di candidarsi e non solo di posizionarsi con liste pro-Veltroni.

E allora sì sarà una bella e vera sfida democratica.

Andrà così ne sono certo.

Altrimenti, anche io, anche noi, potremmo dire lo stesso: “Sosterremo il PD. ma senza iscriverci e senza votare alle primarie”.

1 commento:

Myskin ha detto...

E' proprio il caso di dire che si comincia da dove si era finito!

Forse è ancora troppo presto per prendere posizioni, quelle “serie” perché c’è il rischio che si possa spaccare una possibile alleanza. Concordo con chi dice che l'incontro tra la cultura laica e quella cattolica sia auspicabile, ma spesso inconciliabile. Ma Veltroni sarebbe ora che si prendesse qualche responsabilità, dal momento che il passo di candidarsi l'ha fatto lui.
Tra l'altro è di oggi (poi lo leggeremo con calma sul giornale) l'ultima uscita di Walter: "Sì al referendum ma non firmo. Non voglio creare problemi al governo"

No, un attimo, cosa vuol dire "non voglio creare problemi al governo"? Anch'io non ho firmato il referendum pur essendo d'accordo con la necessità di una riforma elettorale. Ho però votato un Parlamento, nella cui maggioranza (ahimè) mi riconosco e pretendo che siano loro che la cambino quella benedetta legge. Ma non dico che non voto per non dare fastidio al governo. Certo, io sono io, Veltroni... Ma ogni tanto qualche accelerazione occorre farla. E, per inciso, la dichiarazione ha già fatto arrabbiare Arturo Parisi (referendario della primissima ora), membro del governo e quindi… Veltroni ha comunque creato un “problema al governo”. Speriamo di essere solo alla prima fase, quella "dell'ascolto" e che quella "operativa" sia tutta un'altra cosa.

Ps. Un'ultima cosa, VOGLIO anzi no, scusate, ESIGO un altro candidato per la guida del Pd nazionale. Vorrei un po' di dibattito, capire veramente le posizioni di chi si candida. Vi prego, cerchiamo dibattito e non la semplice legittimazione plebiscitaria nei confronti di un unico candidato. Vi ricordate la grande assemblea che il 31 gennaio 2004 ha incoronato Sergio Cofferati - unico candidato - alla guida della coalizione del centrosinistra bolognese? Quella non fu uno strumento di democrazia, ma la gara a chi gridava di più "W Sergio"...