Anche noi avevamo pensato che al voto di domenica 14 ottobre sarebbero andati in pochi. Perché, per certi versi, votare e partecipare è faticoso. Soprattutto quando il contesto non è dei migliori, e la delusione sembra prevalere sulla fiducia e la speranza. Era un errore di prospettiva. Ragionavamo sulla base di quello che il Pd e i suoi leaders erano stati fino a quel momento: poco entusiasmanti.
Nei giorni successivi, alla domanda “cosa ha motivato così tante persone a recarsi alle urne”, la risposta è stata pressoché unanime: il desiderio di cambiamento, rinnovamento e discontinuità. Gli elettori dell’Ulivo hanno votato i leader di un partito che ancora non c’è, ma che da oggi in poi vogliono fortemente e subito. Hanno aperto un grande credito a questo progetto, ma non è detto che il credito rimanga troppo a lungo.
Dopo le primarie del 16 ottobre 2005 Romano Prodi mise la sua trionfale vittoria in un cassetto e di fatto rinunciò ad imporre la sua leadership, popolarmente legittimata, nella costruzione del programma e nella campagna elettorale. Sappiamo come sta andando.
Walter Veltroni e Salvatore Caronna dovrebbero fare l’esatto contrario: lavorare da subito affinché la loro elezione sia il “capitale politico” per trasformare il centrosinistra italiano. Un passo alla volta, ma presto e con decisione. La partecipazione è un atto fondante e fondamentale per una democrazia, ma tradurla in scelte politiche spetta innanzi tutto ai leaders.
A Roma come a Bologna, il Pd dovrà avere il coraggio di imboccare strade difficili ma virtuose: guai a pensare di essere arrivati, o che basti continuare così. Questa potrebbe essere per molto tempo l'ultima volta che la società italiana da credito all'iniziativa delle forze politiche democratiche e progressiste di questo paese.
Noi siamo fiduciosi nel Pd e, senza astrattezze, continuiamo a pensare che il principale strumento per declinare questa necessità di trasformazione sia la mobilità sociale. Volere una società più mobile significa decidere di premiare chi ha più capacità di migliorare la propria comunità e - da democratici - aiutare chi non ha i mezzi iniziali per scommettere su se stesso. Vuol dire rompere con i corporativismi e le rendite di posizione. Anche e soprattutto nella (gestione della) politica. Una politica che non premia il merito non ha futuro, e non ne dà all’Italia.
Questo è la nostra ragione sociale, questa dovrebbe essere la ragione sociale del PD oggi: la mancanza di mobilità sociale non è il problema di una sola generazione, è un problema dell’intero paese.
venerdì 19 ottobre 2007
lunedì 8 ottobre 2007
Conservare o investire? - Le fondazioni bancarie per la mobilità sociale
Giovedì 11 ottobre, ore 18:30 “Caffè della Corte”, Corte Isolani 5/B, Bologna
Professor Marco Cammelli
Presidente Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
Ne discute con
Pietro Cirillo, Artis – Collegio delle professioni
Federico Mucciarelli, “Se Non Ora, Quando?”
Professor Marco Cammelli
Presidente Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
Ne discute con
Pietro Cirillo, Artis – Collegio delle professioni
Federico Mucciarelli, “Se Non Ora, Quando?”
Bologna, Giovedì 11 ottobre: Dibattito su fondazioni bancarie e mobilità sociale
Le fondazioni bancarie dispongono di ingenti risorse che utilizzano per scopi di interesse generale, spesso supplendo alle carenze delle istituzioni pubbliche. Esiste poi una sottovalutata emergenza politica in Italia e in Emilia-Romagna: la cronica carenza di mobilità sociale e di opportunità per chi vuole innovare ed emergere. In assenza di risposte convinte e convincenti da parte delle forze politiche, le fondazioni bancarie possono contribuire alla soluzione del problema?
Su questi temi si confronteranno Marco Cammelli, Presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, in un dibattito promosso da Artis-Collegio delle professioni e dall’associazione per il Partito Democratico “Se Non Ora, Quando?”. L’incontro si terrà giovedì 11 ottobre alle ore 18:30, presso il “Caffè della Corte” in Corte Isolani 5/B a Bologna.
Il titolo dell’incontro, “Conservare o investire? Le fondazioni bancarie per la mobilità sociale”, mette a fuoco l’importanza strategica delle scelte delle fondazioni nel determinare che tipo di società vogliamo realizzare. Oggi, i bilanci di molte fondazioni prevedono stanziamenti indirizzati prevalentemente alla conservazione monumentale e artistica. Di fronte a una società italiana in stallo e in assenza di livelli adeguati di mobilità sociale, bisogna valutare se sia opportuno utilizzare parte delle risorse delle fondazioni per obiettivi diversi. L’Italia ha un patrimonio artistico unico, ma è soprattutto fatta di persone che cercano di emergere con la forza delle loro idee e delle loro capacità. Siamo innanzi tutto un paese, non un museo.
L’iniziativa ha lo scopo di avanzare proposte concrete e innovative per invertire questa tendenza e rilanciare il ruolo delle fondazioni bancarie verso una nuova “missione”: contribuire a rinnovare l’economia e la società italiane favorendo la mobilità sociale. A questo scopo si discuterà delle priorità strategiche, dei valori e dei metodi con cui le fondazioni decidono dove indirizzare i finanziamenti, oltre che dei vincoli economici e giuridici entro i quali operano.
L’obiettivo è ambizioso: analizzare la situazione attuale per avanzare suggerimenti concreti ed elaborare scenari realistici di riforma affinché le fondazioni bancarie assumano un ruolo centrale nell’incentivare la mobilità sociale in Italia.
Su questi temi si confronteranno Marco Cammelli, Presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, in un dibattito promosso da Artis-Collegio delle professioni e dall’associazione per il Partito Democratico “Se Non Ora, Quando?”. L’incontro si terrà giovedì 11 ottobre alle ore 18:30, presso il “Caffè della Corte” in Corte Isolani 5/B a Bologna.
Il titolo dell’incontro, “Conservare o investire? Le fondazioni bancarie per la mobilità sociale”, mette a fuoco l’importanza strategica delle scelte delle fondazioni nel determinare che tipo di società vogliamo realizzare. Oggi, i bilanci di molte fondazioni prevedono stanziamenti indirizzati prevalentemente alla conservazione monumentale e artistica. Di fronte a una società italiana in stallo e in assenza di livelli adeguati di mobilità sociale, bisogna valutare se sia opportuno utilizzare parte delle risorse delle fondazioni per obiettivi diversi. L’Italia ha un patrimonio artistico unico, ma è soprattutto fatta di persone che cercano di emergere con la forza delle loro idee e delle loro capacità. Siamo innanzi tutto un paese, non un museo.
L’iniziativa ha lo scopo di avanzare proposte concrete e innovative per invertire questa tendenza e rilanciare il ruolo delle fondazioni bancarie verso una nuova “missione”: contribuire a rinnovare l’economia e la società italiane favorendo la mobilità sociale. A questo scopo si discuterà delle priorità strategiche, dei valori e dei metodi con cui le fondazioni decidono dove indirizzare i finanziamenti, oltre che dei vincoli economici e giuridici entro i quali operano.
L’obiettivo è ambizioso: analizzare la situazione attuale per avanzare suggerimenti concreti ed elaborare scenari realistici di riforma affinché le fondazioni bancarie assumano un ruolo centrale nell’incentivare la mobilità sociale in Italia.
Iscriviti a:
Post (Atom)