lunedì 23 luglio 2007

L'Italia e il "criterio dell'attesa"

L'Italia e' un paese che sa aspettare: gli italiani hanno imparato ad aspettare. Attendere e' l'attivita' nazionale piu' tipica: si attende il medico in ospedale, l'udienza in tribunale, il funzionario competente all'ufficio pubblico.
Ma attendere non e' piu' solo la manifestazione dell'inefficienza del paese. L'attesa e' diventato lentamente il criterio guida per la selezione delle persone e del loro ruolo nella societa'. Cosi' importante da surclassare il merito.

Il sistema Italia applica in realta' un semplice cinismo quando seleziona le persone. Prima ancora di chiedere al cittadino che vuole affermarsi davanti qunato vale, gli chiede quanto tempo sia disposto ad aspettare. Quanto tempo e' disposto ad attendere per divenire notaio o avvocato, per essere ammesso in specialita' medica, per lavorare all'Universita' o per iniziare la tua attivita' imprenditoriale. Il "criterio dell'attesa" opera prima di qualunque altro: immobilizzatore di una societa' dove il cittadino dotato di mezzi economici insufficienti non ha nemmeno l'opportunita' di competere. Per questi cittadini, indigenti e impossibilitati ad indebitarsi, il sistema Italia ha gia' pronta la risposta: l'esclusione da tutte quelle professioni e quei lavori strettamente legati all'affermazionale e all'avanzamento sociale dell'individuo. Il patto sociale dietro il "criterio dell'attesa" e' un subdolo ostacolo alla mobilita' sociale del paese. Non la vieta, la renda solamente inattuabile.

Come puo' reggersi un contratto sociale di questo genere? Naturalmente c'e' un compromesso che lo rende possibile. Un compromesso malato per cui la protezione corporativa - tipicamente mascherata da controllo sulla qualita' delle prestazione dei suoi aderenti - e' tanto piu' alta, quanto piu' difficile e' l'accesso alla corporazione. Il "criterio dell'attesa" blinda il paese: nella migliore delle ipotesi, premia i meritevoli tra quelli che possono permettersi di attendere, non i meritevoli senza ulteriore qualificazione. Il nuovo"patto sociale" deve abbandonare il tempo come criterio di selezione e utilizzare semplicemente il merito. Abbattere i tempi di attesa per i cittadini che vogliono iniziare un nuovo lavoro e' la nostra sfida. Perche' non vogliamo che sia la mobilita' sociale a rimanere in attesa nel nostro paese.

mercoledì 11 luglio 2007

Il generazionalismo è il nostro qualunquismo

Quando la nostra associazione ha esordito, il panorama politico era pressoché sgombro di "concorrenza". Le cose mutano rapidamente: recentemente vi è molta più attenzione ai problemi generazionali nell'opinione pubblica.

Così sono apparse varie associazioni che si fondano e si definiscono su base generazionale, dibattendo ruolo e importanza dei trentenni nella societa'. Sfortunatamente le discussioni prodotte tralasciano spesso un dettaglio grande quanto un iceberg: ci sono temi generazionali che sono centrali per il paese e temi generazionali che sono centrali solo per la generazione che ne parla. Chiedere piu' spazio e ascolto e' un diritto, ma non è ovvio che sia utile al paese.
L'ambizione di Se Non Ora Quando e' di mostrare quali temi di portata e interesse generazionale siano anche fondamentali per il paese. Coalizione Generazionale Under 35 ha recentemente sollevato il tema del rinnovamento della classe dirigente italiana, da cui i trentenni sono fondamentalmente esclusi. Il punto fondamentale non può però essere di chiedere spazio perche' si e' esclusi. Così posto, questo e' un tema irrilevante per il paese.
Il punto di partenza di Se Non Ora Quando e' invece politico: vogliamo una competizione politica bipolare, unico strumento per una politica dei fatti e delle responsabilità. Vogliamo, all'interno di questa competizione politica, una politica che sappia produrre una societa' italiana diversa, basata sulla mobilita' sociale. Pensiamo infine che per ottenere la mobilita' sociale abbiamo bisogno di una classe dirigente che sia permeabile alle giovani generazioni, che non le obblighi ad aspettare a lungo il loro turno. Perche' se il metro di selezione della classe dirigente e' l'attesa, quelli che si possono permettere di aspettare piu' a lungo sono i figli piu' ricchi e piu' protetti di una societa' socialmente immobile.

Cosa significa quindi affermare che si vogliono "rappresentare" i trentenni di oggi? Molti, come CG-U35 ci provano già, e molti ancora ci proveranno nei mesi a venire, come per ogni tema alla moda. Non siamo malati di presentismo, non pensiamo di essere in un momento unico della storia. Ci confrontiamo con i problemi che il nostro tempo ci pone, in vista di un futuro che vogliamo migliore per il paese. Parlare degli interessi dei trentenni di oggi al di là di destra e sinistra è al più un'espressione di folklore politico. La vera domanda non e' quando risolveremo la questione generazionale ma perchè dovremmo farlo. Proviamo a darvi una risposta.

lunedì 9 luglio 2007

Il referendum sulla legge elettorale? “Lo sostengo ma non firmo”

Con cinque parole Walter Veltroni e riuscito a raggelare gli entusiasmi di tanti. E a confermare l'idea, richiamata non da ultimo da Angelo Panebianco oggi sul Corriere, che un candidato unico è un candidato in realtà zoppo.

Dice Veltroni: “Sono candidato alla guida di un partito che fa parte di una maggioranza nella quale ci sono opinioni diverse delle quali non posso non tener conto”.

Insomma, il candidato unico non esprime una sua idea se destinata a scontentare le opinioni diverse.

Purtroppo questa è esattamente la negazione di ciò che dovrebbero essere le primarie di ottobre. E anche di ciò che dovrebbe essere la vita democratica di un partito. Si propone, si discute, si vota e si governa. Il candidato, unico e non, dovrebbe esprimere la sua di idea, e su questa giocarsi la battaglia.

E invece all'orizzonte si ripresentano i vizi di sempre. Il dramma e la paura della divisione. Il bisogno di accontentare tutti. Figlia di una politica debole, questa prospettiva ha paralizzato per anni la vita dei Democratici di Sinistra.

Continuiamo così?

Certamente no. Rimaniamo fiduciosi. Verremo smentiti dai fatti.

Walter scriverà una piattaforma. Non generica. In cui prenderà posizioni anche controverse.

Anche se non condivise da tutti. E altri, se dissentono, sentiranno il bisogno di candidarsi e non solo di posizionarsi con liste pro-Veltroni.

E allora sì sarà una bella e vera sfida democratica.

Andrà così ne sono certo.

Altrimenti, anche io, anche noi, potremmo dire lo stesso: “Sosterremo il PD. ma senza iscriverci e senza votare alle primarie”.

giovedì 5 luglio 2007

Se non ora, quando?

L'Italia è un paese ricco che si permette il lusso di una politica fondamentalmente inefficace, spesso impermeabile e generalmente volgare. Questo lusso è diventato insostenibile in un mondo che accelera e dove l'Europa non è più centrale. La politica italiana è obbligata a cambiare se vogliamo mantenere il livello di benessere attuale e contribuire alla trasformazione del mondo.

Di fronte a questa politica sta un paese diviso tra il compiacimento per quanto è stato ottenuto, l'insofferenza per quello che siamo e l'aspirazione a quello che potremmo essere. La nostra associazione è espressione di questa aspirazione. Lavoriamo nel settore pubblico e nel settore privato, siamo trentenni, bolognesi di nascita o di adozione, impegnati ad affermarci professionalmente in una società chiusa e corporativa. Abbiamo deciso di offrire una parte significativa del nostro tempo all'elaborazione di proposte politiche per il Partito Democratico. Vogliamo contribuire al cambiamento urgente del paese impiegando le nostre competenze, oltre che la nostra passione, per far si che il nuovo partito nasca con una cultura politica rinnovata.

Tre sono, secondo noi, gli elementi centrali di questo rinnovamento: una più equa condivisione dei costi del cambiamento demografico e strutturale del paese, il riconoscimento del merito come principio per la mobilità e la crescita sociale, e il coinvolgimento delle esperienze e delle competenze del settore privato. Vogliamo sostenere il nuovo partito contribuendo con le nostre idee e proposte. Confidiamo che un progetto politico basato su questi tre temi potrà favorire il rinnovamento della classe dirigente necessario alla trasformazione del paese. Siamo espressione delle energie del privato e del pubblico, del cosmopolitismo civico, di chi ha vissuto in Europa e negli Stati Uniti liberandosi dai pregiudizi.

La nostra associazione nasce per fare politica e cogliere la grande opportunità del Partito Democratico e del suo processo di costituzione. Questa è un'occasione irripetibile per unire due culture politiche fondanti del paese, occupare un posto centrale nel dibattito italiano e condizionarne l'intera dinamica.

Non è casuale che questa iniziativa parta da Bologna. Questa città è una significativa rappresentazione del nostro paese: preda dell'opulenza, adagiata sul ricordo di passate eccellenze, sfugge ai necessari cambiamenti. Vogliamo rompere questo equilibrio intervenendo in questo processo.

Cosa dobbiamo aspettare ancora: se non ora, quando?

Dal Corriere di Bologna del 4 luglio 2007

"E oggi dal Ciccio debutta il manifesto dei trentenni"
di Olivio Romanini
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Altri articoli sulla stampa

"Under 35 alla riscossa: Per la meritocrazia"
L'Unità Bologna, 5 luglio 2007
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"I trentenni del Partito Democratico"
Il Domani di Bologna, 5 luglio 2007
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"La carica dei 30: Per la meritocrazia"
City Bologna, 5 luglio 2007
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